Biografia di Othmar Winkler

Othmar Winkler
Othmar Winkler

Othmar Winkler è vissuto sulle ali del Novecento e di questo secolo è riuscito ad interpretare le numerose contraddizioni, in Italia come nel resto d’Europa, distinguendosi come pittore e maestro della scultura lignea e del bronzo. Nel suo animo complesso si intrecciano i linguaggi della cultura gotica, del classicismo romano e degli ideali dell’espressionismo d’oltralpe. 

 

Othmar Winkler nasce a Brunico il 25 Aprile del 1907 tra le cime innevate dell’Alto Adige, allora sotto il dominio dell’Impero austro-ungarico.

Fin da piccolo è costretto a fare i conti con una vita difficile, dovuta all’assenza del padre Michele Winkler, fuggito in America, e ai limiti economici ai quali cerca di provvedere la madre Rosa Mayer. Quest’ultima, non riuscendovi, si trasferisce a Velturno per lavoro e affida il bambino ad un orfanotrofio.

Un certo Soplà di Badia, pittore di statue che abitava sotto di lui, gli insegna l’arte della pittura artigiana, a macinare i colori e a comporli insieme.

A quindici anni realizza il suo primo quadro intitolato ‘La Walkiria Brunhilde’, poi esposto nel 1923 alla sua prima mostra di pittura tenuta a Bressanone, casa ora dell’Athesia. Qui espone olii, tempere e disegni, e riesce a vendere 2 opere. Più tardì nel tempo riesce a vendere la stessa walkiria assieme ad un quadro con Odino protagonista per ben 150 lire. Si può già intravedere, nella scelta dei soggetti delle sue opere, l’interesse genuino del giovane Winkler per la mitologia Norrena e tutto il mondo nordico legato ai Nibelunghi.

A vent’anni si affaccia sul mondo della scultura lignea, nella bottega di Hans Schott di Chiusa.

 

Dal secondo dopoguerra si trasferisce a Trento, ma frequenta le accademie di Belle Arti di Roma, Vienna e Berlino.

Tra il 1926 e il 1929 si iscrive e frequenta la scuola d’arte della Val Gardena, dove tra le altre cose impara a parlare fluentemente il ladino. Più tardi vi tornerà per insegnare, come farà anche a Ortisei e Pesaro.

Una volta conclusi gli studi nel 1929, egli si trasferisce ad Acqui presso un suo amico scultore, il gardenese Emil Dedmetz. Viene raccomandato al Conte Pellati che vive a Roma.

Nel 1931 espone le sue sculture in legno al Circolo della stampa estera di Roma, facendo parlare di sé dai giornalisti delle testate locali. Mussolini, che ha avuto modo di visitare la mostra, commissiona al Winkler un ritratto e posa per lui nel Dicembre del ’32. Questo fatto procura molta notorietà all’artista, che si vede improvvisamente contendere dai gerarchi fascisti con l’obiettivo di farsi fare un busto dallo scultore ‘tedesco’; anche Marinetti, il fondatore del Futurismo, assieme ad altre importanti personalità dell’epoca, finisce per posare per lui.

La benevolenza generale lo lasciano il giorno in cui decide di rovesciare in Via XX settembre, dove esponeva, i busti di gesso di quei gerarchi. Inseguito dalla polizia, riesce a scappare col treno e ad arrivare nel Brennero alle 3 del mattino.

Prima del 1937 viaggia e soggiorna nei territori austro-germanici tra Vienna, Graz, Monaco e Berlino, dove arricchisce ulteriormente la sua formazione artistica studiando e acquistando numerose obere librarie di pregio, conservate oggi nell’archivio Winkler. Nell’Agosto del 1937 la testata di Oslo Tidenstegn scrive definisce Othmar un ‘noto scultore italiano in visita ad Oslo’.

Tra il 1937 e il 1939 compie un viaggio in Norvegia per trovare nuove idee e fonti di ispirazione. Qui scopre il suo lato ‘gotico’ che va ad arricchire la sua formazione romanica e classica. Da qui la sua arte diventa più drammatica, contorta e impenetrabile. In questo periodo viene interessato dal genio di Munch e approfondisce ulteriormente lo studio della mitologia norrena. Ad Oslo dipinge un centinaio tra olii e tempere e scolpisce vari ritratti, tra i quali ricordiamo quelli di Kristen-Johansen, allora procuratore generale di Stato, Haarald Sund, Ministro di grazia e giustizia, e il matematico W. Friman Koren Bjerknes.

Nel Maggio del 1942 realizza il progetto di un trittico di porte scolpite per un monumento contro l’infamia della guerra.

Torna a Trento nel 1952 dopo aver esposto in diverse città italiane ed estere; si trasferisce a Lavìs dove  conclude il ciclo della Via Crucis di Via Borsieri (in questo articolo parlo della Via Crucis). Quest’opera gli vale, purtroppo, la scomunica, e ciò contribuisce a rendere ancora più disagiata una situazione sociale già difficile per il fatto di essere sudtirolese. Questo, aggiunto al rapporto controverso coi committenti e ai pagamenti spesso saldati in ritardo, lo costringono a soffrire la fame.

Nel 1961 espone alla Camera di Commercio di Trento.

Nel 1972 si organizza in una galleria per artisti ‘non ufficiali’ per esibile legni, due bronzi, molti disegni a penna, in bianco e nero, acquerellati e bistrati.

Sempre nel 1972 realizza una mostra di 36 chine trentine bistrate o a tecnica mista su Trento, commentate poi da Aldo Gorfer nel libro “Trento-Trient nella grafica di Othmar Winkler”.

Nel 1973 espone nuovamente una serie di disegni di Trento assieme ad un’antologia di sculture nel Ginnasio di Friedberg presso Augusta. La mostra ha successo e aiuta l’artista di Velturno ad uscire dall’isolamento: gli viene commissionato un ritratto da svolgere dal vivo del presidente del Libero Stato di Baviera Alfons Goppel, durante una conferenza. 

Aveva un atelier a Trento in Via Belenzani.

Schizzi e chine
Schizzi e chine

Nel 1975 inaugura una mostra al castello di Velturno con 140 opere tra disegni, studi, tempere, legni e bronzi, tutti racchiusi da una nuova cornice: l’arte sacra. Tra queste troviamo molti volti umani, Pietà, visioni dei profeti e dell’Apocalisse, Vie Crucis, Ecce Homo, crocifissioni, Arsura di Cristo e Agonie.

Nello stesso anno espone il ciclo dedicato a Michael Gaismair e la rivolta contadina del 1525, prima in Austria e poi a Trento.

Rimane temporaneamente senza studio dove poter lavorare, quindi si risolve a proseguire la sua opera presso una fonderia vicentina, dove appunto modella creta e cera. L’unico luogo dove poter riflettere è lo studio di Via Oss Mazzurana, a Trento.

Nel 1980 scolpisce per Velturno il monumento ai caduti somigliante al soldato morente del vecchio cimitero di Bressanone tra la pieve di San Michele e la cattedrale di Santa Maria Assunta.

Conclude la sua vita a Trento il 22 Agosto del 1999.

 

Othmar Winkler espose a Roma, Graz, Bolzano, Trento, Bologna, Ancona, Riva del Garda, Milano, Senigallia, Friedberg e in molte altre località. Partecipò a numerose collettive a Bolzano, Trento, Milano, Bologna, Verona, Roma, Torino, Genova, Innsbruck, Landeck, St. Polten, Monaco di Baviera, e la lista è destinata ad allungarsi grazie all’opera di divulgazione del figlio Ivo Winkler.

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