Cosa possiede Facebook di me?

UCT di Aprile
UCT di Aprile

Lo scorso 18 Marzo è esploso lo scandalo Cambridge Analytica, che ha minato irreversibilmente la fiducia nei confronti di Mark Zuckerberg e del suo impero virtuale Facebook, rovesciando il valore del titolo in borsa e creando un discreto fuggi fuggi dalla piattaforma social al grido di #deletefacebook.
Dopo tutto quello che è accaduto e sta ancora accadendo riguardo allo scambio illecito di informazioni protette dalle leggi della privacy, mi è venuta la curiosità di vedere effettivamente cosa possiede Facebook di me. Questo articolo, quindi, è rivolto a chi, come me, può essere interessato a conoscere più da vicino il funzionamento del suo account. Non ho intenzione di affrontare il caso sotto ai riflettori, per farlo infatti non mi basterebbe l’intero mensile di UCT ed è in continuo divenire, ma vi porterò ad esplorare il contenuto reale del vostro account Facebook partendo da ciò che conosco meglio, proprio il mio profilo personale.

Ho provato a scaricare da Facebook tutte le informazioni riguardanti il mio profilo. Per farlo, sono andata su ‘Impostazioni generali dell’account‘ e ho seguito le indicazioni trovate in ‘Scarica una copia dei tuoi dati di Facebook‘. Per capirci qualcosa, Facebook stesso mi ha proposto una tabella riassuntiva composta da 70 macro aree con una loro spiegazione sommaria: si spazia dalle informazioni più o meno scontate, come la città attuale o la carta di credito utilizzata per transazioni sul social, ad altre meno intuitive, come i dati di riconoscimento facciale derivati dal confronto di tutte le foto in cui sono stata taggata (ammettetelo: non ve l’aspettavate!). Già a questo livello mi sono stupita enormemente, non perché non mi aspettassi di essere stata profilata nel dettaglio, ma perché non mi sarei immaginata una quantità così spaventosamente elevata di informazioni. Ho scaricato il malloppone di ben 836 mega (pochi, dovete considerare che il mio account ha solo 3 anni di vita) e ho trovato veramente di tutto.

Privacy su Facebook
Privacy su Facebook

Facebook, grazie ai dati personali inseriti e a tutti i contenuti dei miei post pubblicati, è entrato in possesso di una mole tale di informazioni da conoscermi meglio dei miei familiari! O di me stessa, se consideriamo che ho una memoria da pesce rosso e non ricordo nemmeno cos’ho mangiato a pranzo. Facebook, invece, ricorda tutto della sottoscritta e degli utenti che sono entrati in relazione con me. D’altra parte, lo ammetto, non mi sono impegnata a rendergli la vita difficile, perché utilizzando Android da cellulare ho raddoppiato automaticamente le info che poteva reperire su di me, a differenza degli utenti che sfruttano l’iPhone di Apple, sicuramente molto più restrittivo.
In poco più di 3 anni ho condiviso 222 file word/PDF (tutti ovviamente reperibili), 77 audio (tutti ascoltabili), 2616 immagini, 50 video, 196 stickers (perfino la cronologia delle emoticon si è archiviato!), tutta la mia timeline (i post pubblicati del diario), e altro come la lista dettagliata di amici attuali, rimossi, richieste di amicizia accettate, scartate, in sospeso, gente bloccata ecc. con tanto di date ed orari. Ora arriva il bello: ho trovato la sezione denominata ‘Info di contatto’ completa di Nome Cognome dei miei contatti con relativi numeri di telefono e mail di tutti, la cronologia delle chiamate effettuate e degli SMS inviati/ricevuti. Tutto questo e molto altro adeguatamente catalogato. E poi il tipo di browser utilizzato, indirizzi IP, le volte che ho cambiato password, login e logout, e altri dati che solo un Sheldon Cooper sarebbe in grado di interpretare.

WEB e connessioni
WEB e connessioni


Questa era la sezione che poteva colpirvi maggiormente, secondo me, perché corrisponde a quanto normalmente le persone riconoscono come privacy. Che vi abbia dato fastidio o meno, sappiate che non ci potete fare niente: è tutto legale e siamo noi i primi ad acconsentire alla loro archiviazione ed utilizzo (ovviamente secondo determinati criteri). Un primo grande consenso viene dato nel momento in cui ci iscriviamo a Facebook per la prima volta, accettando la normativa sui dati e quella sull’uso dei cookie; la seconda, tornando sul tema delle telefonate, la diamo quando installiamo l’applicazione Messenger per scambiare appunto messaggi, chiamate e videochiamate tra gli utenti della piattaforma.

Spulciando nel mega file scaricato dal social arrivano le cose che ci piacciono. Poco interessante? Beh, non per me, dal momento che sono tutte informazioni di cui tener conto per impostare le campagne marketing, quelle cosine che in maniera surrettizia ci spingeranno a comprare un prodotto piuttosto di un altro… o a votare alle prossime politiche un partito piuttosto di un altro (vi ricordo che Mark Zuckemberg è stato chiamato a rendere conto dell’utilizzo dei dati attinti da Facebook dalla compagnia Cambridge Analytica per influenzare l’elettorato americano durante le elezioni di Trump nel 2016. 87 milioni di profili utenti di Facebook sfruttati in maniera indebita ). Sappiamo infatti che le strategie di marketing si sono evolute nel tempo e ora sono diventate così mirate da avere la pretesa (e la certezza) di contattare solo il cliente potenzialmente interessato all’acquisto. Per poterlo raggiungere bisogna analizzare e profilare quella stessa clientela attraverso tecnologie e metodologie di analisi di dati massivi molto sofisticati. Ma torniamo all’esempio fornito dal mio profilo e vediamo cosa mi piace: spaziamo dai libri e i film ai brand di scarpe, per arrivare a cose che nemmeno ricordavo esistessero. Si tratta delle categorie che mi definiscono come consumatore per le aziende. Anche questa parte per Facebook è vitale, perché il suo fatturato si basa sulla pubblicità.

facebook
facebook

Ho deciso di scrivere questa infinitesima parentesi del Bignami sul Web, perché ritengo che la maggior parte degli utenti social non abbiano consapevolezza di come funzionano gli strumenti che utilizzano, sottovalutando la portata delle loro azioni. Come abbiamo visto, quando si parla di privacy non ci si riferisce banalmente al pubblico prescelto per la visualizzazione dei contenuti in generale prodotti su Facebook, ma molto di più. Il mondo si sta strutturando in modo che la nostra presenza online sia indispensabile e inevitabile, questo è un fatto. Secondo me nel giro di qualche decennio il fatto di non comparire nei motori di ricerca equivarrà sostanzialmente a non esistere, per cui si rende doveroso imparare a gestire la propria presenza online al meglio. Sto esagerando? Non credo. La mia esperienza nel campo della selezione del personale mi fa notare, ogni giorno di più, quanto sia importante il Web nella ricerca del candidato ideale. Facebook, ma prima ancora LinkedIn, i siti dedicati all’incontro domanda/offerta come Monster o Jobrapido, o le piattaforme specifiche per alcuni tipi di professione (penso a Instagram o PortfolioBox per i fotografi…); io come recruiter tengo presente questi strumenti nella ricerca, escludendo ormai quasi completamente il cartaceo.

In conclusione, nel futuro il problema non consisterà più nell’aderire o meno ai social, ma nel farlo nel modo giusto.

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