La persona giusta al posto giusto

Articolo breve ma intenso.

Sono alla ricerca di un’occupazione. Trascorro il mio tempo a redigere CV e lettere di presentazione, a stalkerare le aziende del mio territorio e a curare il mio profilo LinkedIn. Dopo diverse migliaia di tentativi riesco infine a vincere l’agognato colloquio! Mi sveglio, mi preparo, scelgo gli abiti con una cura maniacale che dovrà fingersi casuale, arrivo in orario (né troppo presto, né in ritardo) anche se in realtà avevo già perlustrato la zona il giorno prima… Stringo la mano al Recruiter, sorrido, denti bianchi, con fare allegro ma non troppo; il tizio è gentile, mi scannerizza senza farlo notare, mi rivolta come un calzino. Dopo un’ora e mezza di colloquio mi congeda con una poderosa stretta di mano. Penso tra me e me: stavolta ho fatto bingo!

Eppure i giorni passano e la telefonata non arriva. Non so come spiegarmelo… E dire che avevo tutte le competenze necessarie! Poi ero vestito bene, mi ero informato e serviva proprio la mia laurea! Come mai non mi hanno selezionato? Vengo a sapere che hanno scelto un tizio che a malapena sapeva contare fino a 10. Da ciò deduco che il Recruiter deve aver scelto una sua conoscenza, magari un amico, e concludo il ragionamento pensando che il mondo è un posto davvero brutto. Ritorno mestamente alla compilazione di CV, con l’amarezza nel cuore.

colloquio di lavoro 

Beh, la spiegazione che mi sono data per giustificare quest’esperienza mi pare un po’ semplicistica. La verità è che di possibili motivazioni possiamo trovarne moltissime e oggi te ne propongo una. La voglio sintetizzare col banale ‘La persona giusta al posto giusto‘. Semplice ed efficace. Un fatto che ho imparato con l’esperienza è che comunemente abbiamo l’impressione che la selezione avvenga soltanto sulla base  delle competenze. Ciò è vero ma fino ad un certo punto. In realtà spesso e volentieri ad essere valutato è il lato umano. Parlo di carattere, attitudini… Quelle che vengono definite soft skills

Ma non è giusto! Io devo essere valutato in maniera imparziale e non sulla base della simpatia che suscito nel Recruiter!“, ti sento già gridare. Hai ragione. Io, infatti, non ti sto parlando di questo. Il buon Recruiter non sceglie sulla base della simpatia, ma deve tenere conto di vari aspetti, come il contesto lavorativo nel quale inserirà il candidato. A parità di competenze, è il carattere a rendere determinante la persona. E ciò è vero per lei come per tutte le persone che dovranno averci a che fare ogni giorno, nella quotidianità lavorativa. 

responsabile di sala

Porto un esempio. Immaginiamo che io debba scegliere un responsabile di sala per un albergo importante in un distretto sperduto della Francia. Mi arriva una valanga di curriculum e devo iniziare a sfoltire la pila. Mi interfaccio con il dirigente e scopro che la maggior parte del personale parla solo il dialetto del luogo, indecifrabile per una persona esterna. Questo elemento per me diventa determinante per la selezione. Non posso porre a capo del personale di sala una persona che non riesce a comunicare con esso, per quanto magari dotato di indiscusse competenze ed esperienza. D’altra parte, le competenze si possono acquisire nel tempo, imparare un dialetto invece può risultare decisamente più difficile. Per questo motivo sarò più portata ad assumere una persona magari meno qualificata, però capace di farsi capire dai colleghi.

Un altro esempio a me congeniale riguarda il campo dell’assistenza agli anziani. Quando inizio a cercare un operatore per la cura della persona, devo prendere in considerazione una lista infinita di considerazioni, tra cui quella del genere della persona. So perfettamente che in teoria gli annunci dovrebbero essere rivolti ad entrambi i sessi, ma converrete con me che non è la stessa cosa assumere un operatore maschio o femmina. L’operatore varca i confini della nostra intimità e si inserisce in un contesto fortemente personale, vedendomi in situazioni di grande fragilità: è chiaro che il lato umano diventerà importantissimo e potrò richiedere una donna piuttosto che un uomo e viceversa. Nella selezione dell’operatore devo considerare che l’essere maschio o femmina potrebbe procurare imbarazzo all’assistito. E quindi agisco di conseguenza.

assistenza domiciliare

Spero di essermi spiegata con questi due esempi. La ricerca del personale è davvero una cosa complessa e svolgere questo compito non è per nulla semplice.  Le variabili da tenere presente sono numerose e le competenze ne rivestono solo una parte. Per questo, ma non solo, trovare il posto fisso è così difficile. Bisogna essere ‘la persona giusta al posto giusto’. Ci vogliono competenze, carattere, attitudine lavorativa… e anche un po’ di fattore C!

Un pensiero riguardo “La persona giusta al posto giusto

  • luglio 12, 2018 in 9:21 pm
    Permalink

    Per fortuna vi ho trovati @studiassociati!, perchè veramente il mercato del lavoro attualmente sta diventando utopistico. Grazie a voi, al meno, una piccola frazzione dei disoccupati riusciamo a capire come arrivare ad un colloquio, come affrontarlo ed in anzi tutto ci aiutati a capire se ne abbiamo le compentenze necessarie per il ruolo che cerca il recruiter. Essempio io, prima, andavo ad un colloquio solo per la necesità o voglia di lavorare, ma sbagliavo ,perche sceglievo proprio il posto che non era adatto a me. Essempio, ho fatto colloquio per un bar, che per me sembrava una grande opportunità di crescita personale e anche proffesionale ,ma anche se mi avevo reso conto che non essisteva sintonia fra le ragazze che lavoravano li il giorno che era acaduto il colloqui,io mi sono promessa di non fare caso di questa situazione,sapendo che sono una persona a qualle non piace essere in mezzo a persone che non sanno lavorare in team perchè il lavoro diventa pesante e non va avanti,sopra tutto se si lavora con i clienti. Mi hanno selezionato, ho lavorato li, ma è stato una sperienza disastrosa, perchè non sono adatta a lavorare dove l’armonia non esiste. E ogni giorno era prorpiamente una esfida contra me stessa,perchè mi piace trasmettere benessere alle persone ache se solo gli faccio o le porto un semplice cafe.

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