La Violenza Psicologica

Violenza fisica e violenza psicologica

Esistono diversi tipi di violenza: oggi ci occuperemo della violenza psicologica.

Che cos’è prima di tutto la violenza? Pensateci. La definizione data più comunemente dalle persone è: violenza rappresenta tutto ciò che ci costringe a compiere qualcosa contro la nostra volontà. E in effetti trova un buon riscontro nella definizione della lingua italiana, che recita “Azione volontaria, esercitata da un soggetto su un altro, in modo da determinarlo ad agire contro la sua volontà.

Riconoscere la violenza fisica in teoria dovrebbe essere abbastanza facile per ciò che lascia. “Se non fai come dico ti arriva un ceffone.” “Se non ubbidisci ti picchio.” E’ ovvio che di fronte all’evidenza, magari testimoniata da un ematoma, com’è semplice riconoscerla visivamente, altrettanto facile è camuffarla. “Sono caduta dalle scale…” “Mi sono messa il fondotinta, guarda quanto sto bene!”.

Violenza psicologica – la vittima

Di natura diversa è quella psicologica. Facile caderci, difficile riconoscerla e addirittura dimostrarla. Partiamo dal presupposto che vittima e carnefice devono collaborare. Non esiste carnefice che non abbia una vittima ubbidiente e pronta a giocare secondo le regole del suo gioco. Per questo non tutti possono essere vittime. La vittima è una persona che versa in uno stato di inferiorità, ha delle debolezze (fisiche, psicologiche, relazionali…) o si trova in una situazione lavorativa o sociale che la svantaggia e la pone sotto stress. Potresti essere anche tu.

Violenza psicologica – il carnefice

Il carnefice ti individua tra gli altri e vede la possibilità di circuirti attraendoti a sé e mostrandosi come soluzione ai tuoi problemi, come colonna di sostegno per una situazione che senza di lui sarebbe certamente più gravosa. Inizialmente sei felice, perché non speravi in questo aiuto esterno inaspettato, magari ti convinci di aver trovato, nel momento del bisogno, quell’unica persona in grado di starti vicino. Provi riconoscenza nei confronti del tuo carnefice, ed sei pronta ad assecondare le sue richieste, a credere a quanto ti verrà detto da lui.

Le prove

Il carnefice deve essere sicuro della tua fedeltà e quindi ti mette alla prova. Queste prove inizialmente sono delle piccole mancanze di rispetto che lui ha nei tuoi confronti e gli servono per capire se sei capace di renderti conto della realtà e quindi di reagire. Si tratta di ritardi agli appuntamenti (anche abbastanza importanti, come una o due ore..), prestiti di piccole somme di denaro da non dover restituire, piccole bugie da dire agli altri per coprirlo.

Man mano che il tempo passa le prove diventano sempre più grandi, fino ad arrivare a scontrarsi con i tuoi valori etici. Se tu, nonostante tutto, continui a prestarti alle richieste del carnefice, diventerai La Vittima.

Il plagio

Lo stare col tuo carnefice ti degrada come persona. Ti fa essere peggiore di quello che saresti o vorresti essere. Nel tempo tutte le sue richieste strane e comunque sempre motivate sono diventate normali. Una briciola oggi, una briciola domani, per te tutto è diventato normale.

La reputazione e gli amici

Il carnefice, oltre a plagiarti, deve fare in modo di avvolgerti in un mondo distorto, dove lui ha ragione e tu hai torto. O meglio, tu hai ragione se sei d’accordo con lui. Nel tempo lui ti mette accanto i suoi amici e invece allontana i tuoi, assieme alla tua famiglia, in modo tale che nessuno possa aprirti gli occhi. Ti metterà contro tutti se necessario e tu gli crederai.

Il campanellino d’allarme

Disseminate qui e là, apparentemente ininfluenti, ti ha fatto dei discorsi particolari. Ti ha detto che possiede conoscenze importanti, o losche; che in passato, magari per difendere un suo caro, è intervenuto usando la forza, chiedendo l’aiuto di persone poco raccomandabili… Magari perché si sentiva tradito, è entrato nel profilo privato facebook della sua donna, o le ha mostrato tranquillamente di essere in grado di superare le sue difese, la sua intimità. E che magari, in quei contesti, aveva avuto ragione a dubitare e adesso non ha fiducia in te per le colpe di chi ti ha preceduto.

Dentro di te suona un campanellino d’allarme. Non ti senti più al sicuro e la minaccia è lui. L’hai individuato, magari ad un livello inconsapevole, e ti rendi conto che andrà tutto bene solo finché lui sarà soddisfatto.

Il parassitaggio

Ovviamente il suo obiettivo iniziale era quello di approfittarsi di te. Avere una donna da prendere e scopare, una casa da poter sfruttare, una tavola imbandita da poter vuotare.

E se per caso ti ribellassi, se gli dicessi che dovrebbe contribuire, tu diventeresti immediatamente una taccagna, una persona insensibile, che pensa solo ai soldi, a se stessa, al proprio tornaconto. Dopo esserci rimasta male, dopo avergli ovviamente creduto, decidi di dimostrargli che non è così, diventando un ospite ancora più generoso. Più ti giudica una taccagna, più cerchi di dimostrargli il contrario. Perché sei buona, lo è anche lui, e deve convincersi che stare con te è una cosa bella.

Il cambio di atteggiamento verso la vittima

Non si può fingere per sempre, è una cosa difficile da sostenere perfino per l’attore migliore del mondo. Ultimamente non è più così tanto coinvolto da te, la sua attenzione forse è stata catturata da qualcos’altro.

In realtà lui non ti ama, non ti ha mai amata e mai lo farà. Ma tu ci speri. Sai che è così, perché comunque non sei così stupida, però sei altrettanto brava a mentire a te stessa. Arrivi perfino a giustificare il suo comportamento cattivo e interessato nei tuoi confronti dicendoti che è colpa tua, che probabilmente non lo soddisfi più. E allora ti impegni più di prima in questo, ma le attenzioni non arrivano (e come potrebbero?) e tu soffri.

E’ tornato come prima!”

Arrivano i punti di rottura. Nonostante il plagio, anche tu arrivi a capire che le storie possono finire, soprattutto se tu soffri così tanto. Sei una persona corretta e quindi glielo dici. A lui probabilmente cade il mondo, perché aveva sottovalutato la tua forza d’animo, e ti dice di amarti. Per un istante torna quello di una volta. E tu gioisci, dicendo a te stessa: è possibile riavere il rapporto di prima!

L’isolamento

Ovviamente sono palle. E fai presto a rendertene conto. Ritorni sui tuoi passi e cerchi di uscire da questa relazione, ma ti accorgi che è diventata una prigione. Lui vive a casa tua, mangia la tua spesa e ti ha allontanata da tutte le persone che avrebbero potuto aiutarti. Ti senti sola e ti accorgi che te lo meriti pure, perché sei stata tu stessa a seguirlo. I suoi amici, che sono diventati anche i tuoi amici, gli darebbero ragione e ti giudicherebbero male se ti ribellassi a lui.

Ha perso il controllo, la violenza si inasprisce

Ha capito di aver perso il controllo e inizia a rivelare la sua vera natura. E’ capace di sommergerti per intere ore con discorsi vessatori dove tu appari una persona spregevole e lui un povero cretino che ha deciso di fidarsi di te. Se lo lasci probabilmente lui non saprà come fare, perché negli ultimi tempi avrà parassitato su di te. E tu, ovviamente, sei ancora più spregevole per questo.

Ti controllerà, metterà in atto quelle piccole violazioni della privacy che avevi temuto negli ultimi tempi (ascolterà le tue telefonate, entrerà nel tuo account), ti mostrerà soddisfatto di conoscere tutto di te, dai tuoi spostamenti giornalieri, a quanto hai nel conto in banca, a quello che scrivi e messaggi ai tuoi amici.

La paura

Sei piena di paura, dalla testa ai piedi, perché non sai cosa puoi aspettarti da uno così. Inizi ad escogitare le scuse più disparate e fantasiose per allontanarlo, dalla perdita del lavoro al dover cambiare città. Perché ormai il tuo contesto sociale è così marcio che viverci non ti è più possibile.

E spesso va a finire proprio così. Si cambia, se si riesce ad uscirne, per ricominciare una nuova vita.

Conclusioni

Alla fine di tutto sai qual è la cosa più triste? E’ che sei stata tu a dargli le chiavi di casa. Lui non ti ha mai costretta. Il tuo Calvario nasce da una serie infinita di scelte sbagliate. All’inizio, quando ti ha dato buca al primo appuntamento, quando non ha mangiato la cena che gli avevi preparato adducendo come scusa che l’avevi preparato male, sei stata tu a scegliere di credergli. Avresti potuto in ogni momento alzarti e andartene, prendere il proverbiale calice di vino e svuotarglielo in faccia. Ma non l’hai fatto. Hai scelto di essere vittima.

P.S. Non so nulla. Ho solo la mia opinione, la mia esperienza assieme a quella di chi conosco e ha avuto la voglia di condividere con me le sue disavventure. Parlare è importante, cercare il confronto anche. Sappiate che non voglio insegnare nulla, voglio solo esprimere un parere su una questione a me molto cara. Sarò felice di parlarne con voi.

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