Oltre i limiti della nostra comfort zone

Articolo uscito su UCT, Uomo Città Territorio – numero 537

Il mondo della didattica non si è mai evoluto così rapidamente come quest’anno! E nonostante gli innumerevoli sforzi profusi da istituzioni, corpo docenti e allievi stessi, c’è ancora molto da migliorare e possiamo osservarlo in questo periodo, quando l’apertura delle scuole sembra essere ancora una volta minata dal protrarsi della situazione emergenziale. Ci faremo scoraggiare? Certamente no, e per trovare nuove energie sono felice di proporvi la testimonianza della giovane Dottoressa Diletta Invernizzi, psicologa e specializzanda in psicoterapia, la quale ha avuto un’esperienza molto complessa durante la quarantena: si è trovata a gestire la didattica sia dal punto di vista dell’allievo (essendo per l’appunto una specializzanda), sia dal punto di vista del docente, in quanto è istruttrice di fitness e insegnante di danza contemporanea e moderna. Discipline che in un primo momento sembrerebbe difficile associare all’insegnamento online. Scopriamo insieme a lei come ha reagito!

Ciao Diletta, intanto ti chiedo di presentarti!

Sara, ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia esperienza riguardante i mesi passati. Una decina di anni fa mi sono trasferita a Padova per studio e, dopo aver conseguito diplomi e certificati con il CONI, ho avviato la mia professione di insegnante di fitness e danza. Amo mettermi in gioco e aiutare le persone attraverso il mio lavoro ad andare oltre i loro limiti e a superare la loro comfort zone.”

Cos’ha significato per te la quarantena? Come hai reagito?

Affrontare i cambiamenti mi ha sempre aiuta a conoscermi meglio e ad ampliare i miei orizzonti. Il periodo di quarantena si è rivelato una bella sfida e si è presentato in un momento della mia vita molto intenso. Lavorando in varie strutture, distanti anche vari chilometri tra loro, ho un’agenda settimanale ricca e densa di spostamenti. Durante il weekend lavoro oppure seguo le lezioni e gli incontri con la scuola di psicoterapia. Adoro essere in continuo movimento sia mentalmente che fisicamente. All’inizio del lockdown è stato strano “fermarsi”. Niente più sveglie alla mattina presto, spostamenti, pranzi al volo preparati in contenitori di plastica, weekend occupati. È stato davvero strano, ma rigenerante. Forse avevo bisogno di fermarmi un attimo e semplicemente fare un bel respiro.

E dal punto di vista della didattica cos’è cambiato? Come ti sei trovata a gestire le novità?

Dopo le prime due settimane, si sono attivate sia le strutture in cui insegno fitness e danza che la scuola di psicoterapia. Sono iniziate le lezioni online attraverso piattaforme come Zoom o Google Meet. In alcuni casi avevo il ruolo dell’insegnante, in altri quello dell’allieva. Mai avrei pensato di poter fare una lezione di total body o di posturale senza avere le persone di fronte. Quando mi è stato proposto mi sono chiesta: ”Come farò a correggere le persone attraverso uno schermo? E se la connessione dovesse saltare o risultare molto lenta? Riuscirò a trasmettere la passione e la grinta giusta? Riuscirò a fare lezione dalla mia minuscola cameretta?”

Queste domande, insieme alla situazione di emergenza, all’inizio sembravano spaventarmi, ma in poco tempo sono diventate la mia motivazione. Sulle piattaforme online sono riuscita a strutturare lezioni con la presenza di 50/60 persone ed è stato bellissimo poter vedere le mie allieve e allievi durante la quarantena, poterli osservare, spronare e correggere, seguendoli attraverso lo schermo nell’esecuzione degli esercizi. Poterli allenare da casa mi ha spronata ad alzarmi con degli obiettivi fin dalla mattina e anche durante i momenti più sconfortanti sono riuscita a trovare la grinta per continuare a lavorare.”

Hai parlato molto della tua esperienza col fitness. E con psicoterapia invece com’è andata?

Anche il percorso con la scuola di psicoterapia ha avuto qualche ostacolo. Sto frequentando una scuola in cui gli specializzandi sono portati a mettere in gioco se stessi, condividere esperienze lavorative e di vita, sia singolarmente che in gruppo. Durante le prime lezioni mi chiedevo cosa sarebbe cambiato, come avremmo fatto a mantenere vivi i nostri contatti e le nostre lezioni attraverso uno schermo. Avevo paura che avremmo perso parte dell’esperienza formativa, e invece… anche da questo punto di vista ho avuto delle splendide sorprese. Internet ci ha permesso di conoscere professionisti oltre oceano e di poter seguire le loro lezioni anche da casa. Le piattaforme ci fornivano la possibilità di farci lavorare in gruppo ed è stato davvero super. In un momento così difficile e singolare, la presenza dei docenti e degli altri specializzandi è stata una ventata di conoscenza, condivisione e speranza.”

Il nuovo modo di fare lezione è sovrapponibile a quello precedente nel tuo caso o esistono delle differenze che ti farebbero propendere per l’utilizzo di una modalità formativa piuttosto che l’altra?

Ovviamente vedersi di persona e poter lavorare insieme di presenza è qualcosa di unico, ma l’esperienza lavorativa e di formazione svolte online sono state davvero valide durante la quarantena e mi hanno motivata tanto, facendomi nuovamente comprendere quanto i cambiamenti, nel bene e nel male, siano delle sfide. Dipende quindi da che angolatura viviamo e guardiamo ciò che ci si pone davanti!

 

Da adesso in avanti come cambierà il tuo modo di insegnare?

Con la fine del periodo di quarantena ho ripreso a insegnare di presenza, ma ho comunque mantenuto una parte di insegnamento online. Ci siamo ritrovati a interfacciarci con dei clienti che ci chiedevano di tornare in palestra, perché non erano a loro agio con la modalità online. Ho anche avuto a che fare personalmente con clienti che non volevano tornare perché non si sentivano ancora sicuri. Per questi motivi non sono riuscita a ripristinare il vecchio modo di tenere lezione. In questo momento insegno in classe con persone che vengono seguite e che io correggo, ma ho anche un gruppo di persone online. Attualmente è abbastanza impegnativo mantenere entrambe le classi, ma ho imparato che dietro alle due modalità di fruizione della lezione si nascondono dei vantaggi. Secondo me non bisogna propendere solo per una modalità rispetto all’altra, ma credo che esse vadano integrate: una abbatte le distanze a livello fisico e agevola la quotidianità del cliente, l’altra è qualcosa di molto umano, dove anche gli allievi riescono a portare un po’ di loro all’interno della sala e questo aspetto è bellissimo. L’online è comunque un po’ diverso, ma forse è un qualcosa al quale dobbiamo semplicemente abituarci, perché alla nostra sensibilità è ancora socialmente e culturalmente estraneo. La macchina messa in moto col lockdown era impensabile prima di quel periodo e mi stupisce sempre molto vedere come l’uomo riesce a far fronte a situazioni nuove.”

Grazie all’esperienza della Dottoressa Invernizzi abbiamo avuto l’occasione di vedere come le piattaforme online siano diventate un’ottima opportunità per fruire l’insegnamento, anche per discipline corporee come il fitness e la danza. Ovviamente le due modalità di didattica hanno pro e contro e le differenziano molto, ma possono essere integrate assieme per rendere ancora più completa la lezione, con la capacità di venire incontro alle esigenze di docente e allievo.

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