Viaggio in Giappone: Tokyo

 

Articolo uscito sul numero 518 di UCT, Uomo Città Territorio

(leggete anche l’introduzione a questo link)

Alla scoperta del Giappone

Non so voi, ma io ho già iniziato a pensare alle vacanze estive. Prendersi all’ultimo non è mai cosa saggia e in questo periodo si possono trovare delle ottime offerte, soprattutto considerando i voli intercontinentali. Per aiutarvi nella scelta e proporvi qualcosa di particolare, nei prossimi tre articoli vi racconterò la mia esperienza nella magica terra del Sol Levante, parlandovi delle due capitali che si contendono l’anima del Giappone, la moderna Tokyo e la storica Kyoto, per poi lasciarvi con l’irresistibile bellezza sacra del Fushimi Inari.

Partiamo quindi da Tokyo: si tratta di una meta irrinunciabile e nel mio viaggio ho deciso di confrontarla con Kyoto, organizzandolo in modo tale da visitarle entrambe. Oggi ci occuperemo unicamente della prima considerando i suoi quartieri più famosi, che nel caso specifico significa parlare di vere e proprie città nella città.

Shibuya

Shinjuku.

Uno dei quartieri centrali di Tokyo, il punto di snodo della metropolitana, situato all’interno della Yamanote Line, la linea verde che imparerete a conoscere e a sfruttare per raggiungere i luoghi dove si concentra la vita degli abitanti della capitale. Shinjuku è il luogo strategico dove prenotare l’albergo, perché da qui si arriva ovunque.

Nonostante sia un quartiere di natura commerciale ed amministrativa, ha molto da offrire anche allo straniero in cerca di attrazioni: il quartiere a luci rosse Kabukicho (le donzelle si astengano dall’andarci da sole), la sala giochi Taito Game Center, enorme e piena di giochi arcade e console nuove come anche retrò, nonché la sede della Square-Enix con shop dedicato ai vari Final Fantasy. Dal punto di vista strettamente culturale, invece, sono riuscita a visitare soltanto il santuario Hanazono Jinja, abbastanza difficile da trovare, perché è circondato da alti palazzi moderni. Esso è molto antico, del 1600, e venne edificato per onorare le divinità protettrici di Shinjuku. Ho tentato anche di andare al Shinjuku Gyoen, il parco naturale dove è stato ambientato il famoso film d’animazione della Comix Waves Films “Il Giardino delle Parole”, ma purtroppo non era accessibile, perché infestato da una zanzara pericolosa.

Per quanto riguarda l’aspetto culinario, vi consiglio di trascorrere almeno una serata nel vicolo Omoide Yokocho, pieno di piccoli locali aperti sulla strada dove assaggiare i migliori Yakitori del mondo; se dovete fare colazione, invece, provate ad andare da Mister Donut e scegliere tra le sue mille ciambelle!

Cena tipica

 

Akihabara, la città elettronica.

Questo quartiere è per eccellenza il paradiso dei Nerd. Ovunque ho potuto intravedere negozi di computer e supporti simili (indimenticabile il centro commerciale a 13 piani, fornito praticamente di ogni cosa esistente), game store, negozi di manga pieni di oggettistica varia ed action figure, nonché numerosi shop per gli amanti del cosplay. La vastità della proposta è tale da lasciare a bocca aperta perfino una ragazza come me, poco attratta dall’universo degli otaku. Qui ho acquistato diversi regali per i miei amici, come il peluche di Totoro, il portachiavi di Super Mario e una confezione di Nanoblock, dei lego in formato notevolmente ridotto. Nelle strade costeggianti l’arteria principale ho visto le maid all’opera: delle giovani ragazze vestite da governanti francesi del 1800, pronte a procacciare clienti per i maid café, dei locali molto divertenti dove le cameriere fingono di essere agli ordini del cliente di turno inscenando rituali magici. In questa zona ho anche visitato Super Potato, un enorme game shop dove si possono acquistare console e giochi molto datati, nonché cimentarsi con la sala giochi ricca di retro game (uno fra tutti Super Mario pixelloso).

Shibuya.

Il quartiere, già noto alla sottoscritta grazie al manga ‘Super Gals’ che avevo avuto modo di leggere da piccola, non ha deluso minimamente le mie aspettative. Uscita dalla stazione della metro, già di per se stessa un’attrazione per il suo dedalo di vicoli, mi sono imbattuta in un incrocio dalle dimensioni spettacolari; ogni dieci minuti da un angolo all’altro della strada si poteva ammirare una moltitudine incredibile di gente che attraversava le strisce pedonali. In alto e sui muri degli edifici, schermi giganteschi e striscioni pubblicitari mi davano il ben venuto nella città della moda, dei manga e dei ristoranti. Poco distante dalla metro c’era la famosissima statua del cane Hachiko, la fedele bestiolina che aspettò per tutta la vita il ritorno del padrone morto.

A Shibuya ho potuto visitare lo Store di One Piece, dove ho incontrato uno youtuber piuttosto famoso, e il Mandarake del quartiere, con le scaffalature gremite di manga ben imbustati.

Anche l’aspetto culinario è stato soddisfatto a dovere, perché mi sono deliziata il palato con la cucina sarda, qui proposta ovviamente come chicca straniera. Io, essendo per metà cagliaritana, non ho potuto esimermi dal confrontare le mie origini con la proposta giapponese, restando scioccata. La fregola sarda assaggiata qui è stata quasi migliore dell’originale!

Tokyo
Tokyo

Ueno. Qui ho visitato lo Zoo, il più antico di tutto il Giappone, famoso per la presenza del panda gigante. All’uscita, sono arrivata al Lago Shinobazu, molto bello e ben curato, dove ho potuto ammirare volatili tipici e piante acquatiche, nonché assaggiare i classici spiedini di totano o polipo che si vedono nei manga.

Se vi raccontassi per filo e per segno tutto quello che mi ha colpita di Tokyo riempirei come minimo altre 3 facciate. Con queste righe ho dato un’impressione appena accennata di quanto potrebbe essere fantastico visitare la capitale moderna del Giappone. Concludo l’articolo lasciandovi con la promessa di parlarvi di Kyoto la prossima volta, una città davvero bellissima e allo stesso tempo completamente diversa rispetto a Tokyo. Da una parte infatti abbiamo la storia, dall’altra, come avete potuto vedere oggi, la modernità, che rivela la volontà tutta giapponese di ‘globalizzarsi’ ed occidentalizzarsi.

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