Winkler e il ’68

“Winkler e il ’68”, UCT, Uomo Città Territorio, mensile di Trento, n° 512

Cinquant’anni fa il ‘68. Riuscite a ricordarlo? Io avrei dovuto attendere altri vent’anni prima di nascere, ma sono sicura che molti di voi, invece, hanno avuto la fortuna di vivere in prima persona uno dei momenti più interessanti della storia del secolo breve. A Trento, in tutt’Italia, nel mondo, ovunque si respirava aria di rinnovamento, di rivoluzione, la voglia di contestare i vecchi valori per lasciar spazio a qualcosa di nuovo e migliore. Erano gli anni della guerra in Vietnam, della sua contestazione negli Stati Uniti da parte dei figli dei fiori, delle battaglie sociali per il riconoscimento dei diritti civili alle persone di colore, grazie alla guida pacifica di Martin Luther King. In Francia, nello stesso anno, i movimenti studenteschi manifestavano contro lo Stato a causa del piano Fouchet, arrivando all’occupazione della Sorbona, mentre in Cecoslovacchia avevamo la Primavera di Praga.
E a Trento? L’università degli studi di Trento, nata nel 1962 come Istituto universitario superiore di Scienze Sociali, ad opera di Bruno Kessler, allora presidente della regione autonoma di Trento, è stato il primo ateneo italiano ad essere occupato dal movimento studentesco.

 

La possibilità di smuovere la società attraverso una migliore conoscenza delle trasformazioni sociali cominciava a diffondersi come ideologia della sociologia. E ciò portava molti giovani tra i più brillanti e insoddisfatti a rivolgersi allo studio della sociologia per dare fondamenti scientifici alla loro esigenza di cambiare il mondo” Achille Ardigò, ‘Ricordo di Trento per Winkler’

In pochissimi anni giunsero da tutta Italia frotte di giovani studenti pieni di vita ed ideali per cui lottare, suscitando l’interessamento dei mass media e la diffidenza dei cittadini trentini. Tra gli attenti osservatori di questo fenomeno sociale riconosciamo il celebre scultore Othmar Winkler. Egli assistette con grande curiosità alla formazione della nascente Facoltà di Sociologia. Incontrò gli studenti, li seguì nelle piazze, nelle osterie e nei bar (gli unici luoghi di aggregazione dell’epoca oltre agli oratori) per studiarli e per fotografarne la vita attraverso i suoi schizzi. Lo immaginiamo così, seduto in un angolo di strada, con blocco e carboncino, pronto ad immortalare un’impressione, un movimento fugace ma rappresentativo del suo nuovo oggetto di interesse. Esattamente come farà nel 1972, quando il centro della città di Trento verrà chiuso al traffico, consentendo all’artista di ritrarre i punti nevralgici della vita cittadina nei suoi disegni chiaroscurali.

Il ‘68 trentino, oltre a fornire uno spaccato del contesto socio politico dell’epoca, ha consentito all’artista di trarre nuova linfa per le sue opere scultoree: dopo aver ultimato gli altorilievi dedicati al mondo contadino e al ciclo degli sportivi che lo avevano impegnato fino al ‘65, approda ai nuovi cicli satirici, dissacratori e storici. E’ infatti doveroso per un artista come lui, che riconosce nell’arte il compito di alfabetizzare e migliorare l’uomo, raccontare la profonda svolta storica in atto, non senza il classico gusto espressivo carico di ironia e dissacrazione che lo contraddistingue. Per creare le opere continuò ad utilizzare il bronzo che tuttavia lavorò in maniera diversa, nuova, molto più fresca, saltando la fase della creta/plastilina ma utilizzando direttamente la cera. I protagonisti mitologici abbozzati nei suoi block notes, minotauri satiri e ninfe, che si abbracciano teneramente, suscitando nel pubblico dei benpensanti trentini uno strano sconcerto, erano in realtà i corpi degli studenti pronti a lottare contro il sistema. In archivio è conservata una documentazione di oltre 500 opere. Tra le sculture emblematiche di questo periodo troviamo il ciclo dei minotauri, esemplificativi del tema del diverso, e numerose sculture singole, come ‘Il Dittatore’, ‘Il Vescovo e la Puttana’, ‘Antica Roma’. Una scultura in particolare, la ‘Corrida’, ci colpisce visivamente col suo toro nell’atto di ribellarsi al fato incornando il torero. Il toro possente, quindi, buttando all’aria il suo antagonista, capovolge la visione consueta, i ruoli definiti della società, rovescia le reggi consolidate.

Il Sessantotto trentino, assieme alla suggestione scaturita da un balletto cosacco visto alla televisione, forniranno l’idea per la realizzazione di un altro ciclo di opere importantissimo nel panorama della produzione winkleriana: le rivolte contadine del XVI secolo in Tirolo condotte da Michael Gaismair.
Nel famoso blocco citato (1971), infatti, in mezzo agli schizzi sugli studenti, si ritrova anche il progetto per un monumento celebrativo del suddetto condottiero, in cui compare un gioco di bandiere, striscioni e cartelli di dimostranti in un contesto ovviamente medioevalizzato.

E’ indubbio che il ’68, per Othmar Winkler, abbia rappresentato un momento decisivo per la sua arte. Egli deve aver apprezzato moltissimo quei giovani idealisti, con tutta quella voglia di emergere e scardinare le strutture inadeguate della società dell’epoca. E pensando all’attualità, a quanto sta accadendo nella nostra Italia, non posso fare a meno di chiedermi come avrebbe ritratto i nostri giovani. Penso che di materiale, per alimentare il suo genio ironico, ne avrebbe avuto da vendere. Intanto ricordiamo il suo grande contributo e continuiamo a farci ispirare nella riflessione dalle sue opere, sempre attuali e potenti nella loro vividezza.

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