Colloquio di lavoro

6 regole del Marketing applicate alla ricerca del lavoro

Sembra incredibile, ma per la prima volta è uscito anche a me un articolo strutturato così. Del tipo: ‘le 5 regole per perdere peso’, o ‘le 7 frasi da non dire alla tua ragazza’. Oggi, rivedendo alcuni spunti emersi durante la lezione di tecniche di vendita, ho pensato in quale modo il Marketing ci può venire in aiuto quando cerchiamo lavoro, e alla fine mi è saltata fuori questa lista della spesa. A voi.

obiettivo

  1. Fisso l’obiettivo

Non esiste azione compiuta nel marketing senza che a monte sia stato fissato l’obiettivo. Nelle campagne pubblicitarie, come nel lancio di una startup o di un prodotto, non si va a caso. A monte di qualsiasi azione è stato fatto un progetto, un’analisi di mille cose (mercato, competitors, clientela ecc.) e si è stabilito dove arrivare e in che modo. Questo perché le risorse sono limitate e non ci si può permettere di sbagliare.

Nella ricerca del lavoro è uguale: non ha senso inviare 1000 curricula a chiunque sperando che il telefono squilli. Devo decidere dove voglio arrivare: voglio fare la cameriera? L’insegnante? Voglio un determinato tipo di contratto? Poche idee e ben chiare.

Se ti interessa l’argomento, leggi anche Non riesco a trovare lavoro!

      2. Scelgo il mio interlocutore

Per le stesse motivazioni di prima, devo scegliere a chi inviare il mio curriculum. E’ inutile inviarlo all’Emisfero di Belluno se non ho alcuna intenzione di fare la cassiera al supermercato. Così come nel marketing devo scegliere qual è il mio targhet di riferimento al quale proporre il mio servizio, allo stesso modo sceglierò a quali aziende inviare il mio curriculum in maniera mirata. Meglio 10 curricula inviati nei posti giusti piuttosto che 1000 inviati ovunque, perché quei 10 curricula probabilmente mi faranno avere almeno 5 colloqui e avrò sicuramente risparmiato energie.

studio dell'interlocutore

3. Attuo uno studio sul mio interlocutore

Ho deciso a chi inviare il CV? Bene, prima di farlo me lo studio in maniera approfondita. Parafrasando: accedo a Google e cerco il sito dell’azienda alla quale voglio propormi per studiarla da cima a fondo, o contatto persone che ci lavorano già, o ancora cerco recensioni su di loro. Cerco di capire com’è strutturata, chi ci lavora, come potrebbe essere idealmente una loro risorsa umana. Questo mi serve per capire come propormi, in modo da parlare la sua stessa lingua, da vestirmi allo stesso modo, in sintesi: mi preparo per non sembrare un pesce fuor d’acqua il giorno in cui vi metterò piede per l’esame.

      4. Faccio il possibile per vendermi al meglio

Qui volevo arrivare. Cercare lavoro è paragonabile alla vendita di un prodotto. Il prodotto siamo noi. Il curriculum è la carta che ricopre l’imballaggio e se risulterà abbastanza accattivante, invoglierà il recruiter a scartarlo per visionarne il contenuto. Dobbiamo presentarci bene, dobbiamo sembrare fatti su misura per il posto di lavoro, per l’azienda, per entrare a far parte del team. Io sono lì per vendere le mie competenze in cambio di un salario adeguato, non per far pietà al recruiter.

Colloquio di lavoro
Colloquio di lavoro

5. Il colloquio di lavoro non è il giudizio universale

Il colloquio non è un giudizio e non è universale. Non si tratta di una valutazione soggettiva del candidato (o almeno, così non dovrebbe essere), nel senso che io vengo valutato in base alle mie competenze, non secondo la simpatia che suscito nel recruiter. Esistono posti di lavoro dove avere un’indole solitaria può rivelarsi un handicap, altri contesti dove invece è espressamente richiesto. Nel momento in cui io, in quanto recruiter, mi accingerò a selezionare il personale, mi adopererò per trovare la persona più adeguata a svolgere quella mansione specifica, a prescindere dalla mia soggettività. La mia valutazione non sarà di tipo etico, né valoriale, ma soltanto sulle competenze.

Il giudizio nel colloquio di lavoro non è neppure universale, nel senso che essere scartato da un’azienda del settore non significa necessariamente essere inadeguati per qualsiasi azienda di quello stesso settore.

curriculum vitae
curriculum vitae

6. Il curriculum deve essere coerente

Nel marketing si vende un prodotto, lo si espone in una bella vetrina, magari con una celebrity abbinata che mi faccia salire il valore percepito nel pubblico, ma non tarocco il prodotto. Sennò alla peggio si parla di truffa, oppure di presa in giro, e il mio cliente, dopo essersene accorto, mi abbandonerà per sempre. Allo stesso modo, quando compilo il CV devo riportare quello che sono e che so fare veramente. L’unica cosa che posso e voglio consigliare è di farlo in modo furbo. Bisogna mettere in risalto le competenze che possono interessare e lasciare in ombra (o omettere proprio) quelle che possono infastidire. L’importante è arrivare al colloquio di lavoro: in quella sede avrò l’occasione di vuotare il sacco e motivare le scelte fatte. Però intanto bisogna arrivarci e l’onestà tipica dei paladini molto spesso non paga!

Queste sono alcune delle considerazioni che ho maturato grazie alla mia esperienza nella selezione del personale e nel marketing. Se ne avete altre, lasciatemi un commento! 😀

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