Comefiorisecchi si racconta

Durante lo svolgimento dei corsi di formazione di quest’anno ho avuto l’occasione di scoprire moltissimi talenti nascosti nei miei alunni e pronti a sbocciare. Margherita, alias Comefiorisecchi, fa parte di questi fantastici ragazzi! Incuriosita dalla sua arte e dalla sua personalità, ho deciso di intervistarla per comprendere meglio il suo mondo e la sua produzione.

Margherita da Ponte alias Comefiorisecchi
Margherita Da Ponte

Io: “Ciao Margherita, ti ringrazio per essere qui con me! Dimmi qualcosa su di te!”

M: “Certo Sara, grazie. Sono Margherita, vivo ad Auronzo di Cadore, ho 17 anni, mi piace la musica soprattutto la new wave italiana e il giallo è il mio colore preferito. Mi piace disegnare ed è il motivo per cui sono qua. Sono ancora studente per cui al momento quello è il focus della mia vita.”

Io: “Interessante: come mai ti piace il giallo? Vedo che anche la tua camera ha le pareti gialle!”

M: “E’ un colore che viene associato alla gioia e mi ha sempre stupito non solo il fatto che mi piacesse, ma anche che le persone tendessero ad associarmi a questo colore, perché in realtà mi reputo una persona malinconica. Il giallo è un colore caldo, che mi fa sentire a casa anche quando mi sento triste. Il giallo mi rimanda alla solitudine bella, quella in cui ti trovi da solo sul un prato e nonostante questo sei contento.”

Io: “Un po’ come il concetto dell’otium latino, e la differenza tra essere alone e loneliness in inglese. Ti piace la solitudine creativa, dove entri in contatto con te stessa, con la realtà.”

M: “Sì, sto cercando di arrivare al fatto di stare da sola per scelta, non perché non ho altra alternativa.”

Io: “Ti associano al giallo, quindi gli altri ti vedono come una persona allegra e gioiosa?”

M: “Quando sono con gli altri cerco di tirare fuori tutta l’energia positiva che ho, mi impegno per non trasmettere negatività.”

Illustrazione di Comefiorisecchi

Io: “Eppure, quando guardo i tuoi disegni, leggo delle riflessioni anche abbastanza graffianti!”

M: “Infatti, nonostante mi piaccia il giallo, non sono una persona felice. Io rifletto sugli aspetti più duri della mia vita e sono proprio quelli ai quali mi sento più legata. Alle volte mi trovo ad essere molto serena pur lavorando su opere che toccano tematiche molto tristi. In realtà dalla sofferenza traggo molto materiale per poter disegnare. Quando sto bene non disegno, non scrivo, non pubblico. La tristezza è un grande motore, ti aiuta a guardare le cose in maniera molto nitida e ti fornisce la spinta per agire e creare qualcos’altro.”

Io: “Per te la tristezza è materia di ispirazione, l’emozione che ti spinge a creare. E’ l’emozione che provi più spesso?”

M: “In questo periodo sì, e aggiungo che a volte la cerco, perchè quando sono triste divento molto creativa. Quando sono felice penso: dov’è la mia malinconia visto che voglio disegnare?”

Io: “Come definiresti la tua arte?”

M: “Il mio è un progetto nato poco tempo fa e non sono una ragazza che disegna da quando è piccola. Ho sempre scritto per me stessa e poi, a un certo punto, ho deciso di rendere pubblici i miei pensieri. Nel mio caso nasce prima la scrittura rispetto alla rappresentazione grafica. Sono più una scrittrice che una disegnatrice. Parlando dei temi, invece, sono sempre autobiografici, un po’ romanzati; attingo dalla mia vita, ho bisogno di vivere per scrivere. In questo momento, per esempio, i miei disegni sono un tentativo di esorcizzare una storia passata.” 

Io: “Come mai il tuo pseudonimo è Comefiorisecchi?”

M: “Tutto è iniziato quando ho dovuto ideare il mio primo nome. Mi chiamo Margherita. Ho pensato dentro di me: mi chiamo come la pizza, e da qui mi è venuta la prima idea di chiamarmi proprio così: Michiamocomelapizza. Quando ho dovuto creare il profilo d’arte, decisamente più ‘profondo’, più malinconico, allora mi sono chiesta: come posso chiamarmi? Come sarebbe una margherita ma triste? La risposta è stata: come i fiori ma secchi, per cui Comefiorisecchi. E’ il mio nome d’arte.”

Io: “Davvero originale! E dimmi: quali sono i tuoi strumenti di lavoro?”

M: “Un tablet regalato per Natale. E’ stato grazie a questo che ho riflettuto sul fatto di poter intraprendere questa strada.”

Io: “Hai dei punti di riferimento artistici ai quali ti ispiri?”

M: “Moltissimi, penso che il mio disegno sia un insieme di stili, infatti ho iniziato basandomi tanto sugli altri… il modo di disegnare, il modo di scrivere… e adesso sto cercando di trovare il mio. Nel campo della scrittura posso citare Guido Catalano; in quello delle illustrazioni: Fumetti Brutti che disegna soltanto quando è triste. Oppure Labadessa.”

Io: “Quali sono i temi più ricorrenti?”

M: “L’amore, so che tutti l’hanno trattato ed è difficile farlo in modo originale. Rifletto anche su persone che ci sono state e non ci sono più, questo è il mio modo di rapportarmi con gli altri.”

Io: “Perché fai quello che fai? Cos’è per te l’arte?”

M: “E’ una valvola di sfogo, faccio fatica ad aprirmi agli altri, soprattutto se si tratta delle cose che scrivo. Per questo motivo ho sempre avuto bisogno di comunicare cercando altre modalità, spesso modi che non andavano bene o che non mi facevano bene. Scrivere con intenzione mi sta aiutando molto a liberarmi da alcuni vincoli, alcune cose alle quali penso sempre e che non riesco a verbalizzare.”

Io: “Scrivi per te stessa o per gli altri?”

M: “Per me stessa.”

Io: “Margherita, dimmi per concludere questa bellissima intervista: c’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?”

M: “Al nostro pubblico vorrei dire di non avere paura della tristezza. Vorrei che trovasse il coraggio di agire nella propria vita anche se questo potrebbe portare delle delusioni, perché è da lì che nascono spesso le cose più belle. La tristezza è un sentimento molto fertile, non bisogna aver paura quando la si prova, è normale. Fa parte della nostra vita e ci consente di creare e migliorare.”

Ringrazio Margherita per avermi rilasciato l’intervista! Se volete seguire Comefiorisecchi potete trovarla su Instagram e Facebook!

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