La vecchiaia ai tempi di internet

Per la prima volta nella storia dell’umanità il flusso di conoscenza sembra essersi invertito.

Nei grandi racconti che animano l’immaginario collettivo il giovane eroe, rincorrendo l’età adulta, o cercando le risposte alle domande esistenziali, si metteva in viaggio, sfidando il fato e la sorte, per raggiungere il ‘vecchio saggio’ sul cucuzzolo della montagna sacra e venire da lui istruito sui segreti della vita. L’archetipo era sempre quello: un uomo vecchio e saggio. Ciò accadeva perché, ovviamente, si presupponeva che la saggezza fosse l’ardua conquista di una vita ricca di sacrifici, votata alla ricerca della verità e della conoscenza. Tutto questo processo evidentemente richiedeva tempo. Il saggio quindi era necessariamente anziano, millenario, una creatura alle volte mitologica. Alcuni erano talmente vecchi da aver ammirato le ere alternarsi nel creato. L’osservazione e la riflessione, alberganti in un animo fertile, avevano prodotto questo crogiuolo del sapere umano. Al dì là di questo sproloquio, mi interessava sottolineare che la vecchiaia, insomma, era considerata latrice indiscussa di saggezza.

Ai nostri tempi la situazione sembra essere mutata totalmente, acquisendo alle volte dei connotati quasi surreali. La gente non vuole invecchiare e assistiamo al triste confinamento degli anziani, i quali, invece di assurgere a punto di riferimento per i giovani quali testimoni di un’esperienza di cui fare tesoro, diventano persone ‘non al passo coi tempi’ e si ritrovano nella situazione paradossale di dover elemosinare l’aiuto di bambini di 8 anni per capire come mandare un’email.

Internet sembra essere diventato il nuovo depositario della conoscenza, sostituendosi totalmente agli anziani che per la prima volta in assoluto guardano le nuove generazioni sorpassarli con una facilità disarmante.

E quindi che si fa? Che fine fanno i nostri nonni così ‘lenti’?

I nostri fantastici nonnini sono più preziosi di prima. Ve l’assicuro io! Non a caso ho iniziato l’articolo parlando di saggezza. Che cosa vi ho scritto al riguardo? La saggezza si compone di conoscenza ed esperienza, e internet ci fornisce solo la prima. Il web è solo un accumulatore infinito di dati, utili quando si tratta di informazioni veritiere, dannosi quando si incappa in fake news o opinioni fallaci. Pensate solo al tema dei vaccini: nessun nonnino prenderebbe in considerazione l’ipotesi di non vaccinarsi, perché possiedono una cosa che noi ci stiamo abituando a non usare, la memoria. Loro hanno visto e vissuto in prima persona gli orrori procurati dalle grandi piaghe della polio, il tifo o il vaiolo. Hanno contato i morti, sentito il loro odore, asciugato le lacrime dei sopravvissuti… E noi? Trascorriamo il giorno a guardare un’infinità di pixel, che ci trasmettono nozioni, ma ben poche emozioni. Il giovane sbaglia ad affidarsi totalmente a Google, perché non vi è alcuna coscienza etica, non vi è alcun discernimento nei suoi contenuti. Accumula dati e li cataloga. Internet non è saggio; la saggezza è una commistione di sapere, cuore, riflessione ed esperienza, cose che per fortuna gli algoritmi non hanno ancora imparato a simulare ed esse sono fondamentali, soprattutto per questi giovani che si sentono onnipotenti solo perché hanno il cellulare in mano. Gli anziani, all’interno delle possibilità messe a disposizione dal web, possono essere paragonati ad una bussola che punta la direzione giusta, la loro memoria storica e il loro sapere accumulato negli anni possono aiutare le nuove generazioni a discernere tra giusto o sbagliato, tra vero e falso. So che la tecnologia ci fa percepire forti e persone dalle grandi potenzialità, però ogni tanto dovremmo guardarla con meno fiducia e dare la possibilità ai nostri nonni di insegnarci qualcosa. Così forse si potrebbe invertire il flusso e vivere in un mondo migliore, un mondo dove invecchiando si diventa saggi e non obsoleti.

Articolo uscito su UCT, Uomo Città Territorio

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