Nuda errante, un libro per gli Hikikomori

Libertà, il romanzo filosofico Nuda Errante e i ragazzi Hikikomori… cos’avranno in comune questi tre aspetti? Molto più di quello che potremmo immaginare. Scopriamolo insieme!

Tutti noi aneliamo alla Libertà. Quella bellissima condizione ideale nella quale ci sembrerebbe di poter compiere qualunque gesto, lontani forse da ogni tipo di responsabilità. Qualcuno, in realtà, vedrebbe in questo soltanto un mero esercizio del libero arbitrio, o di una forma di pazzia, comunque non ha importanza: ciò che in questo momento attira la mia attenzione è che questo afflato tipicamente umano porta alla ricerca di determinate condizioni. Auto realizzazione, bisogno di evadere dagli schemi, conoscere, viaggiare, divenire indipendenti, divenire forti… in un’azione centrifuga volta verso l’esterno. Questo il percorso che mi sembra dipanarsi di fronte a chi vuole conquistare la propria Libertà.

Eppure non sempre è così. Ci sono persone che per una serie di motivi compiono il percorso opposto. Invece di rivolgere lo sguardo verso l’orizzonte, invece di provare la voglia di uscire di casa e saggiare il mondo, sentono qualcosa che li blocca e li costringe a stare fermi, letteralmente fermi, chiusi addirittura nei quattro muri della loro camera per schermarsi dal resto del mondo.

Sono i ragazzi Hikikomori. Questo nome forse non vi dirà niente, o vi evocherà chissà quale impressione orientaleggiante. E in effetti qualcosa col Giappone ha in comune, dal momento che si tratta di un fenomeno sociale nato proprio nella terra del Sol Levante. ‘Hikikomori‘ significa letteralmente ‘isolarsi’ e descrive effettivamente il modo di agire dei ragazzi che ne portano il nome: si isolano nella loro camera per non uscirne mai, neppure per girare per casa. È una volontaria azione di isolamento sociale cui si sottopone il ragazzo come ribellione nei confronti di un mondo che giudica in maniera estremamente negativa, oppure perché vittima di paure estremamente forti come quella del giudizio degli altri. Le ragioni possono essere davvero moltissime, e spesso tutto questo mette in seria difficoltà i familiari della persona coinvolta, poiché vengono considerate da quest’ultimo parte del problema.

Io penso di poter affermare di capire bene quei ragazzi, perché c’è stato un periodo molto lungo nella mia adolescenza in cui sono giunta a provare delle emozioni molto forti e simili alle loro; poiché sono giunta a formulare pensieri estremi che mi limitavano moltissimo e mi impedivano di vivere serenamente la mia identità e il confronto con gli altri. Ricordo quanto mi pesavano tutti i contesti sociali: odiavo sedermi a tavola per mangiare coi miei genitori, detestavo stare in classe a contatto con compagni che giudicavo eccessivamente immaturi, superficiali e stupidi. Mi chiudevo in mansarda, dove trascorrevo il mio tempo a coltivare lo studio e la mia arte, leggendo manga e scrivendo GDR sui forum. Eppure, nonostante tutto, la mia solitudine mi pesava e avrei desiderato stare in compagnia di qualcuno simile a me, con la mia stessa profondità di sentire, la mia stessa visione del mondo, la mia stessa sofferenza.

Poi ho incontrato delle persone esterne alla famiglia che mi hanno accettata, compresa e dato quell’importanza che tanto cercavo. Ricordo ancora quelle rarissime volte in cui qualcuno mi disse ‘sei una bella persona’, come mi provocarono ogni volta un fiume di lacrime, e di fatto mi salvarono.

Chiudersi nel proprio mondo per molte persone diventa una risposta obbligata, perché è l’unica che riescono a formulare. Ma in realtà non è così. Ci sono risposte diverse, alternative, e domande mal poste. Di tutto questo e altro ancora parlo all’interno del mio romanzo filosofico ‘Nuda errante‘.

Nuda errante racconta del viaggio simbolico di Layla, una giovane donna spaccata tra ragione e sensibilità, in fuga dalle sue più grandi paure: Solitudine e il Giudizio degli Altri. Le ho scritte con la lettera maiuscola, in quanto nel romanzo Layla avrà la possibilità di averci a che fare, di parlarci direttamente come si fa con le persone vere. Ad accompagnarla nel suo percorso di formazione ci sarà il suo unico amico, il gatto parlante Morgan. Lungo il loro tragitto faranno diversi incontri, decisamente strani e surreali, che li porteranno a porsi determinati interrogativi e a darsi delle risposte positive, alternative rispetto a quelle che probabilmente sarebbe più incline a darsi un Hikikomori.

Penso che questo libro possa essere un valido contributo per tutti coloro che sperimentano questa condizione di dolore immenso: per le famiglie che si sentono colpevoli ed impotenti di fronte a al proprio caro che non riescono ad aiutare, e per il ragazzo o la ragazza che si ritrovano confinati nella loro gabbia dorata. Mi auguro davvero che Layla possa assurgere, per tutti loro, ad esempio positivo.

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