Paura di Cambridge Analityca e poi… seguite Salvini?

Nei mesi precedenti all’entrata in vigore della GDPR il mondo è stato scosso dallo scandalo Cambridge Analityca, dal momento che le persone hanno realizzato che l’importanza dei loro dati sensibili non si fermava allo sviluppo del giochino di Facebook. In particolare, sono rimaste impressionate dal fatto che quei dati siano stati probabilmente utilizzati per la campagna elettorale di Donald Trump. Reazione comprensibile.

C’è però un particolare che ultimamente mi fa riflettere: Salvini e il suo pubblico. Il fatto che ad infoltire questo pubblico ci siano anche quelle persone che temono di essere studiate per fini propagandistici. Interessante, vero?
In Italia non ho mai visto un uso così imponente e ben realizzato dei social nelle campagne elettorali come in quella di Salvini. Si tratta di un caso mediatico da analizzare e a me fa paura. Il suo team ha saputo costruire il personaggio in maniera impeccabile affinché piacesse all’elettorato, per riuscire ad accattivarsi molte tipologie di pubblico, dal piddino scontento all’italiano xenofobo.

Per vincere ha utilizzato ogni mezzo mediatico, arrivando alle volte a promuoversi come un pacco di biscotti: vi ricordate il video promozionale su Facebook dove proponeva caffè e post dedicati a chi avesse messo like e condiviso i suoi contenuti? “Vinci Salvini” era lo slogan, trovate il video su YouTube. E’ evidente che questo non basta per divenire Ministro, vediamo quindi cosa sta accadendo: Salvini si rivolge al suo pubblico in modo semplice e diretto, risultando comprensibile (e divertente) a chiunque, dal ragazzo che predilige gli stereotipi all’anziano che si mantiene informato con difficoltà. Inoltre parla sempre di tematiche che per il suo pubblico risultano sensibilmente importanti, come la sicurezza nella propria abitazione o la questione del lavoro rubato dagli immigrati.
Ha appreso l’arte della dialettica, ha imparato a dire ciò che vuole nel modo giusto e a fermarsi quando vede l’audience storcere il naso. In ogni caso, si mette nei panni del pubblico, simula di avere a cuore il suo destino e riesce a convincerlo della bontà delle sue decisioni. Ha una comunicazione a slogan, che si muove per polarizzazioni, atta a colpire e a farlo sembrare forte. Per sembrare forte bisogna suscitare consenso.

 

Comunicazione improntata all’odio

Il consenso si ottiene spargendo disinformazione e montando l’odio delle folle. Se non fosse sufficientemente chiaro nel leggere i suoi post su Facebook e Twitter, cito il documento “CONTA FINO A 10, barometro dell’odio in campagna elettorale”, redatto dalla Sezione italiana di Amnesty International.
“[…] Alcune forze politiche si sono servite di stereotipi e incitazioni all’odio per diffondere sentimenti populisti, identitari e xenofobi, promuovendo la diffusione di un linguaggio incendiario, divisivo, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza […] Durante le ultime tre settimane della campagna elettorale oltre 600 volontari di Amnesty International Italia hanno monitorato i profili social di tutti i candidati di Centrosinistra, Centrodestra, del Movimento 5 Stelle e di Liberi e uguali. I post sono stati seguiti quotidianamente segnalando l’uso di stereotipi, dichiarazioni offensive, razziste, discriminatorie e di incitamento alla violenza che hanno come bersaglio categorie vulnerabili quali migranti e rifugiati, immigrati, rom, persone LGBTI, donne, comunità ebraiche e islamiche.

Queste le evidenze:
• Il discorso di odio è stato veicolato in modo costante durante tutta la campagna elettorale. 787 segnalazioni raccolte in 23 giorni.
• Complessivamente il 51% delle dichiarazioni sono da attribuire a candidati della Lega, il 27% a Fratelli d’Italia, il 13% a Forza Italia, il 4% a Casa Pound, il 3% a L’Italia agli Italiani e l’2% al Movimento 5 Stelle.”

Da quanto sopra si può evincere che a guidare la classifica è stato il fronte del centrodestra e che la maggior parte dei post sono venuti dalla Lega. Dati alla mano, il 90,7% delle dichiarazioni di odio ha colpito gli immigrati creando nel pubblico la percezione dell’esistenza di un problema quotidiano, allarmante, pericoloso e da risolvere in un’ottica emergenziale. I dati in nostro possesso fotografano una situazione molto diversa: l’anno scorso, al 30 Giugno 2017, le persone giunte in Italia come migranti erano 83.833, contro le 16.414 al 30 Giugno 2018, mostrando un calo dell’80% circa.

 

Immigrazione e salute

Non solo Amnesty International Italia, ma anche il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ci riporta dei dati molto interessanti, che mi hanno aiutata a vedere l’assetto mediatico di Salvini come una monumentale campagna di marketing acchiappa consensi.

Il 23 Giugno 2017, il CNB ha prodotto il documento ‘Immigrazione e Salute’. Il parere, come recita il titolo, descrive il rapporto tra immigrazione e salute e si basa sui dati ricavati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, dall’UNHCR e dal FRONTEX.

“La scelta metodologica di dare molta rilevanza… a dati e studi statistici” si legge nel documento, “[…] non è casuale e deriva dalla convinzione che un tema così complicato e così sensibile, sul piano sociale, politico e culturale, vada affrontato prima di tutto con una solida base di conoscenza empirica. Un simile approccio permette inoltre di sfatare alcuni luoghi comuni (come per esempio quello che attribuisce alla presenza di migranti la causa di un presunto diffondersi incontrollato delle malattie infettive) e ingiustificati allarmismi, frutto di disinformazione se non di veri e propri pregiudizi.”

Contrariamente al percepito, quindi, non siamo vittima di un’emergenza migranti e ora piuttosto ci dobbiamo preoccupare di gestire richiedenti asilo ed immigrati regolari. Lo stesso documento, infatti, ci avverte che vi è un’immigrazione oramai radicata in Italia, provata dal fatto che gli stranieri residenti sono oltre 5 milioni e nel corso del 2015 ben 178.000 sono diventati cittadini italiani.

La campagna mediatica salviniana, però, non cessa di farci percepire i migranti come un pericolo incontrollato, sia sul piano della sicurezza che su quello della sanità.

“Qui inseguono i figli degli italiani per vaccinarli, mentre chi sbarca può portare qualsiasi tipo di malattia.”

Matteo Salvini, leader della Lega, Facebook video, 21 febbraio 2018

Dal documento del CNB si può desumere uno scenario molto diverso: veniamo avvertiti che a raggiungere le coste italiane sono, per così dire, solo gli individui più forti. Questo perché il percorso per arrivare in Italia consta di diverse tappe (attraversamento del deserto, zone di guerra, il tragitto in mare, etc-), che si accompagnano a malnutrizione e stenti incredibili. Questo scenario riduce drasticamente la possibilità di sopravvivenza dei cosiddetti profughi, portando da noi soltanto le persone sane o costituzionalmente più forti.

“La decisione di abbandonare il proprio paese, con il carico di incertezze, di dubbi e di sofferenze che ciò comporta, è il preludio ad un viaggio, spesso lungo e terribile, che può anche durare anni. I migranti desiderosi di raggiungere le coste italiane, prima di salire su barconi insicuri, stipati all‟inverosimile e guidati da scafisti privi di scrupoli, sono passati attraverso giorni e giorni di trasferimento via terra, lunghi periodi di attesa, a volte in strutture di raccolta fatiscenti e sovraffollate, nelle quali non di rado sono sottoposti a violenze, ricatti e angherie di ogni tipo.”

E poi ci sono quelle che nel documento vengono chiamate ferite invisibili. Accanto alle ferite fisiche esistono anche e soprattutto quelle psicologiche, causate da torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale perpetrate nei confronti dei soggetti più deboli della popolazione migrante. Questi delitti contribuiscono alla diffusione del disagio mentale e di fenomeni psicopatologici di cui bisogna assolutamente tener conto in vista di una migliore integrazione.

Dopo aver avuto la possibilità di studiare il rapporto redatto da Amnesty International Italia e il prezioso documento del Comitato Nazionale per la Bioetica, sono costretta a concludere che la comunicazione politica italiana non riesce a proporsi in maniera sana e rispettosa degli avversari, i quali vengono costantemente presi di mira senza la capacità di instaurare un confronto costruttivo sulle tematiche di interesse politico, sociale ed economico. Questo mio giudizio, fortunatamente, non si riferisce a tutti i partiti, e anzi trova nella Lega di Matteo Salvini l’esempio più calzante.
Io non ho scritto questo articolo per convincere i miei lettori a cambiare bandiera, sono infatti convinta che ognuno abbia le sue personalissime ragioni per scegliere a chi dare il voto, talmente ben radicate da non poter essere scosse da un solo articolo. Il mio unico intento è quello di mostrare che non serve essere Donald Trump per accattivarsi l’elettorato utilizzando le piattaforme social in maniera furba: tutti possono farlo e spesso sono proprio quelli che ci fanno sentire più simili a loro.

Nel caso in cui foste interessati ad approfondire, a questi link trovate i due documenti citati nel mio articolo. Aggiungo che i giudizi di valore politico sono prettamente miei, non vanno necessariamente attribuiti alle fonti da me utilizzate.
Immigrazione e salute
Barometro dell’Odio

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