la cicala e l'erba

Spopolamento montano e cannabis

Una soluzione per lo spopolamento montano? Tenendo presente tessuto sociale, economia locale e sostenibilità del progetto, l’agricoltura sembra essere il settore che meglio integra questi aspetti. Considerando le colture che nel tempo hanno saputo unire facilità di coltivazione, abbondanza del raccolto e potenzialità di utilizzo spicca, a sorpresa, quella della canapa.

Al giorno d’oggi una proposta simile potrebbe suscitare facile ilarità, ma una volta superati i pregiudizi iniziali non potremo che riconoscere le sue qualità, considerando che i suoi benefici erano già noti nell’antichità e conosciuti dai nostri nonni. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Ho approfondito l’argomento assieme alla Dott.ssa Manuela Pierobon, laureata in scienze e tecnologie per l’ambiente all’università di Padova, e che da anni porta avanti diversi progetti sulla coltivazione della canapa. Nel 2016 avevamo potuto ascoltarla al Centro Congressi di Pinè nell’incontro formativo ‘Coltivazione e utilizzazioni della canapa in zone montane’, organizzato dalla Fondazione Edmund Mach e rivolto ai giovani imprenditori agricoli del trentino. Ultimamente la troviamo impegnata nel progetto di ricerca multidisciplinare promosso dall’Università Ca’ Foscari intitolato ‘miglioramento dell’efficienza della produzione di canapa come opportunità di innovazione e sviluppo dei territori marginali collinari’.

Dott.ssa Manuela Pierobon che studia lo spopolamento montano

Come avrete potuto intuire leggendo, parliamo di una coltura che potrebbe rivelarsi un’ottima risorsa per il nostro territorio e un’ottima soluzione allo spopolamento montano. Ma prima di proseguire gioverà fare un po’ di chiarezza sulla natura della Canapa. È considerata una delle più antiche colture conosciute dall’uomo e appartiene alla specie Cannabis sativa, che comprende moltissime varietà. Le varietà legali, le cui sementi sono commercializzate e acquistabili presso dei rivenditori certificati, contengono un valore di THC inferiore allo 0,2%. Della cannabis sativa possiamo utilizzare tutto: dai semi e le infiorescenze si possono ricavare prodotti importanti in campo alimentare e nutraceutico, come tisane, olio, integratori ricchi di vitamine e acidi grassi insaturi, mentre dallo stelo si ricavano le fibre per la produzione di carta, bioplastica, elementi per la bioedilizia. Dal canapulo, la parte interna e legnosa della pianta, si ricavano, per esempio, ottime lettiere per animali e pellet. Il fiore produce sostanze ottime per preparati in campo farmacologico e nella nutraceutica.

Avreste mai immaginato che la canapa potesse avere tutti questi utilizzi? Personalmente avevo sempre e solo pensato alla borsa della spesa, ma grazie a Manuela mi sono accorta di quanto la mia visione fosse limitata.

Mi ha insegnato che la canapa è un prodotto profondamente legato alla storia del nostro paese. Pensate che l’Italia è stata per diverso tempo al primo posto come produttrice di canapa per qualità e seconda per quantità. Nel Medioevo, in Emilia Romagna, essa veniva utilizzata come prima pianta da rotazione, in quanto migliorava le caratteristiche del suolo perforando il terreno e agevolando la sua ossigenazione. In Veneto, e in special modo nel padovano e nel bellunese, la

Serenissima fece costruire i canapai per la coltivazione intensiva della pianta, il tutto finalizzato alla produzione di cordame e velaggi per le navi.

In passato la coltivazione della canapa è stata talmente importante da influenzare perfino la toponomastica delle nostre regioni (ne è un esempio la località ‘Canevoi’ nel bellunese).

L’apprezzamento nei confronti di questa pianta sembra improvvisamente mutare con l’arrivo del ‘900 portando al suo progressivo abbandono. Negli ultimi decenni, contestualmente, il fenomeno si accompagna a problemi molto gravi: lo spopolamento dei borghi montani per la diminuzione dei posti di lavoro e la degradazione delle opere umane nelle regioni periferiche. Manuela ha calcolato grazie ai dati Istat del trentennio 1982-2010 che in media, nella provincia, vi è stato un calo della superficie agricola utilizzata (SAU) del 32% accompagnato a quello delle aziende agricole dell’84%. “Mantenere la presenza dell’uomo nei territori marginali significa”, ci spiega Manuela, “salvaguardare il territorio ed impedire i dissesti idrogeologici, come quelli che si sono verificati sul finire di Ottobre nel Nord Italia. Dal momento che nelle regioni montane i terreni sono in pendenza e vi si trovano ostacoli naturali, non è possibile sviluppare coltivazioni d’estensione. Per questo e altri motivi la canapa, che è una coltivazione a basso impatto, trova le condizioni per crescere e prosperare. Da un punto di vista del mercato, inoltre, si rivela particolarmente competitiva nei confronti della pianura, poiché quest’ultima propone i prodotti maggiormente commercializzati.

Vi invito a visitare il sito www.canapicultura.it, dove Manuela ci introduce nel mondo della canapa e ci spiega come approcciare l’attività imprenditoriale. Ci illustra, per esempio, quale procedura seguire per condividere le sementi con gli altri coltivatori, azione che si rende necessaria per i titolari di piccole aziende e non banale dal punto di vista burocratico, dal momento che bisogna sempre garantire la loro provenienza.

In conclusione, nel 2018 scegliere di aprire un’azienda agricola nel nostro territorio finalizzata alla coltivazione della canapa non solo è possibile, ma anche auspicabile per il recupero e il preservamento del territorio, un’opportunità da cogliere per contrastare lo spopolamento montano. La canapa è una pianta amica dell’uomo, che con la sua versatilità ha sempre favorito la crescita economica e il benessere del nostro paese. Per un progetto di vita ecosostenibile, in armonia con le caratteristiche del nostro contesto e che sia pronto a cogliere le grandi potenzialità date da un mercato in piena espansione.

Articolo pubblicato sul mensile UCT, Uomo Città Territorio n° 516

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