Thaise, la piccola artista di Rivamonte

Oggi vi voglio raccontare una bella storia, di quelle che piacciono a me. Questa storia ci porta nelle valli di Belluno, in particolare nella ridente valle agordina, celebre per la presenza del colosso dell’occhialeria Luxottica e delle bellissime attrattive turistiche, come il lago di Alleghe.  La nostra protagonista è una giovane studentessa della scuola professionale ITI Segato, la quale studia assiduamente per diventare una sviluppatrice WEB. Thaise Ramos si chiama, ha una voce bellissima, squillante e piena di emozione. 

L’opportunità di conoscerla mi è stata data dai corsi di formazione per l’alternanza scuola-lavoro condotti presso l’istituto; tra una lezione e l’altra, durante le sedute dedicate all’orientamento professionale, ho scoperto che nutriva una passione smisurata per il disegno. Così, una cosa tira l’altra, e mi è venuta la curiosità di conoscerla e ascoltare ciò che aveva da dire. E siccome secondo me i talenti vanno supportati e motivati, eccomi qui a scrivere la sua intervista. Da lei abbiamo molto da imparare, soprattutto perché è riuscita a trasformare il lockdown in un’occasione per coltivare se stessa.

 

Io: “Ciao Thaise! Ti ringrazio per aver accettato di svolgere questa intervista! Per iniziare potresti presentarti, un po’ come se ci trovassimo ad uno di quei colloqui di lavoro di cui abbiamo tanto trattato in classe (scherzando).”

Thaise: “Certamente! Che dire… ho compiuto 18 anni due settimane fa; vivo a Rivamonte, un paesino un po’ sperduto fra le montagne. Sono originaria del Brasile, ma nonostante questo posso definirmi madrelingua italiana in quanto i miei genitori si sono trasferiti qui quando ero piccolina (infatti avevo 2 anni), e per lo stesso motivo conosco poco il portoghese. Mi appassionano le lingue e infatti la materia in cui vado meglio a scuola è l’inglese.”

Io: “Come mai hai scelto di frequentare l’ITI?”

Taishe: “E’ una storia molto complicata… solo che ogni tanto penso: e se avessi fatto arte? Sarei felice come adesso studiando informatica?”

Io: “Quindi a posteriori avresti fatto l’artistico?”

T: “Non lo so, perché programmare mi piace. Mi sento molto realizzata quando scrivo un codice e vedo che funziona. Però vedi, l’estetica e la bellezza mi interessano moltissimo e lo noto anche in questo ambito: per me i codici devono essere belli anche a livello grafico, per questo a volte perdo un sacco di tempo per scegliere colori e tutto.”

Io: “Quando parli di parte grafica ti riferisci al risultato del codice o al codice stesso?

T: “Entrambi.”

Io: “Io penso che realizzare un sito a livello grafico sia un’azione molto creativa, quindi capisco come mai ti piaccia. Creare un sito è un’arte. Cos’è per te il codice?”

T: “Il codice visto così può sembrare una semplice accozzaglia di lettere per chi non ne capisce. Visto che a me interessa la scienza, mi piace andare a vedere un codice che magari non è mio e capire come mai il suo creatore lo ha sviluppato in quel modo, e se non è visibile la parte grafica mi diverto a provare a immaginare cosa fa il computer in quel momento. La mia passione per il pc è nata coi videogiochi. Un giorno mi sono chiesta: come mai se clicco questo tasto l’omino compie questo movimento? E mi sono ritrovata a fare informatica.”

Io: “Praticamente studi il codice genetico di un software, è come se tu studiassi il DNA dell’essere umano, solo che hai cambiato l’oggetto di applicazione, interessante. Però sei anche artista, ed è questo che ci ha portato all’intervista. Spiegaci ora cosa fai!”

T: “Andrea Zanin, un mio vicino di casa, questo inverno mi ha chiamato come anche altri adolescenti della zona per costruire il presepe di Rivamonte. Ci siamo organizzati per il Covid… così mi ha chiesto di disegnare qualcosa, di realizzare le casette. Gli ho mostrato qualche mio lavoro e mi ha chiesto se sarei stata felice di disegnare sulle tavole di legno qualora me le avesse portate. Avrei potuto decidere i soggetti e colorarli come avrei voluto.”

Io: “E quindi nel tuo caso come si articola il processo artistico?”

T: “Andrea mi prende le tavole di legno, le lavora per levigarle e rendere liscia la parte sulla quale disegnerò, e poi posso scegliere: o mi limito a disegnare lasciando a lui il compito di pirografare la parte, oppure disegno e coloro direttamente io.”

Io: “Hai trovato un modo per esprimere la tua arte in tempo di covid!”

T: “Verissimo, ho iniziato a novembre grazie ad Andrea; se ci penso mi piacerebbe che diventasse un lavoro, ma non ne sono sicura e sono incerta su cosa fare in futuro.”

Io: “Quali sono i tuoi soggetti preferiti?”

T: “Gli animali, soprattutto i cervi, perchè sono molto difficili da disegnare.” 

Io: “Secondo te cos’è l’arte?

T: “E’ un modo di vedere una cosa con altri occhi, perché quello che vedo io potrebbe essere diverso da quello che vede un’altra persona. Questo mi fa venire in mente che sono una grande fan di Van Gogh. Mi sono avvicinata molto all’arte grazie a lui, perché prendeva i paesaggi e li dipingeva in un modo molto personale, che faceva percepire le sue emozioni e quello che voleva dire alle persone però disegnando, senza dirlo o scriverlo. Ed è una cosa che vorrei riuscire a fare anche io. E’ proprio pensando a lui che alle volte scelgo i colori da utilizzare, come il blu e l’azzurro.”

Io: “Per te l’arte è un modo per far giungere agli altri le tue emozioni e il tuo punto di vista? Io potrei fare il parallelo con Munch, anche lui un artista molto tormentato. Cosa vuoi dire ai nostri lettori?”

T: “Bisogna sempre credere nelle proprie capacità e bisogna sempre cogliere le opportunità quando arrivano. Per esempio, se io avessi risposto di no ad Andrea quando mi ha chiesto di aiutarlo col presepe, tutto questo non sarebbe successo. Il treno passa una sola volta e va afferrato!”

Io: “Ti piace utilizzare il pirografo?”

T: “Sì, ma una volta ho rischiato di bruciare la tavoletta di legno. In effetti serve una gran pazienza e io non ne ho molta. Preferisco dipingere sul legno, e comunque è una cosa altrettanto difficile, perché il legno non è neutro. Lavorando sulla materia ho incontrato delle difficoltà tecniche che ho dovuto risolvere: per esempio ho notato che gli acquerelli non andavano bene perché l’acqua entrava nelle venature. Adesso dipingo solo con gli acrilici.”

Io: “Andrea ha bisogno di te?”

T: “No, lui disegna molto meglio di me. Le sue opere sembrano delle vere e proprie fotografie, solo che ogni tanto gli vengono commissionati dei lavori e quindi non ha propriamente bisogno di me. Forse mi chiede di fare i disegni perché gli fornisco delle idee che altrimenti a lui non verrebbero in mente. Un dialogo tra artisti.”

Ringrazio Thaise Ramos per essere stata con me e avermi permesso di scoprire il suo mondo da artista e le faccio i migliori auguri per proseguire lungo questa strada con passione e soddisfazione. Attraverso la sua storia abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con un esempio molto positivo, quello di una persona che ha saputo sfruttare le sue potenzialità per far fronte ad una situazione molto difficile come quella prodotta dal Covid.

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