Un 2021 all’insegna della conoscenza

Durante la sera di Capodanno ti sei augurato che il 2021 potesse essere un anno migliore rispetto al precedente… ma sai bene che non sarà così. Il nuovo anno porterà con sé tutti i problemi del 2020, assieme a un pizzico di originalità (l’assalto al Campidoglio docet). Ti vedo storcere il naso, ma sai cosa mi rende così dura? Il fatto che il mondo intero sta già facendo il possibile per uscire dalla crisi. Istituzioni pubbliche, sanità, enti privati, tutti lavorano duramente da mesi per risolvere il problema, al meglio delle loro possibilità. E quindi siamo fregati in partenza? No, perché ci sei tu e puoi ancora fare molto. Vediamo insieme come!

Per rispondere a questa domanda ho voluto seguire il suggerimento del mio Capitano (ehi, non sto parlando di Salvini!), ovvero il Professor Keating del celebre film l’Attimo Fuggente, e così ho provato a guardare la realtà da una prospettiva nuova.

L’opportunità mi è stata fornita dall’Infermiere e Lifestyle Coach Enzo Caviola, impegnato costantemente nel supportare le persone, e in questo periodo anche gli operatori sanitari, fornendo loro strumenti e strategie con l’obiettivo di potenziare la propria salute psicofisica e sviluppare processi di crescita personale.

Insieme ci siamo chiesti: come mai esistono gli asintomatici positivi al Covid-19? Sembra incredibile, ma nessuno si è mai fermato a ragionare su questo punto. Per affrontare il Coronavirus spesso e volentieri ci si è concentrati sull’analisi e la gestione di malati, guariti e morti, dimenticandosi proprio degli asintomatici che stando ai dati rappresentano oltre il 75% dei casi positivi (fonte epicentro istituto superiore della sanità). Eppure è interessante: perché queste persone hanno avuto una risposta diversa dagli altri positivi?

“E che centra con me?”, ti sento già chiedere. Non ti preoccupare, ci arrivo. Ma partiamo dall’inizio e fissiamo alcuni punti importanti!

Quali tipi di decorsi sono stati osservati nei malati di Covid-19?

“Premetto che dal punto di vista epidemiologico disponiamo ancora di pochi dati” inizia a spiegare Enzo, “dal momento che il fenomeno è sotto osservazione da meno di un anno e non conosciamo il suo andamento a lungo termine. Per fare un esempio, possiamo essere più accurati nel descrivere il fenomeno delle influenze stagionali, poiché abbiamo potuto osservare il suo andamento negli anni capendo come si relaziona col suo incubatore principale – l’essere umano – per garantire la propria sopravvivenza ed evoluzione in quanto virus. Con questa forma virale siamo riusciti a trovare un equilibrio; rispetto al Coronavirus non è stato ancora possibile arrivare a questo traguardo e possiamo solo parlare a grandi linee della sua virulenza nei confronti dell’uomo basandoci sulle manifestazioni sintomatologiche acute osservate nelle strutture.

In un primo momento sembrava che lo sviluppo del virus fosse età-correlato, ma nel tempo questa visione si è dimostrata parziale; si è anche notato che lo stato di salute della persona nel momento in cui entrava in contatto col virus era determinante, poiché nel caso in cui essa sia già affetta da patologie croniche come diabete, ipertensione, cardiopatie e malattie degenerative del sistema nervoso, verrebbe sicuramente colpita in modo più grave. Ma è anche vero che, alle volte, si verificava un peggioramento clinico anche in persone apparentemente sane. Come mai?

Questo fenomeno nuovo ha messo fin da subito in difficoltà il sistema sanitario perché impedisce di definire un protocollo di intervento con un certo grado di sicurezza, trovandosi costretti a intervenire in modo estremamente personalizzato e con grande rapidità.”

E quindi, Enzo, dobbiamo dedurre di non aver chance di vittoria contro questo virus?

“Dipende da cosa intendi per vittoria. Se per vittoria intendiamo annientare definitivamente il virus allora la risposta è negativa, se invece si tratta di creare un equilibrio con esso, allora la risposta è sì, abbiamo tutte le risorse per farlo. Ripartiamo da quando abbiamo constatato che muoiono persone in origine apparentemente sane: come mai? Nel rispondere si osserva che i motivi per cui alcune persone si sono ammalate gravemente non sono legati solo alla forza virale ma anche alla risposta infiammatoria sproporzionata messa in campo dal paziente per sconfiggere il virus. Lo spiego attraverso una metafora: immaginiamo che prenda fuoco un oggetto all’interno della casa di una persona. Quest’ultima chiama i vigili del fuoco per intervenire: questi arrivano con 10 camionette e, invece di limitarsi a spegnere il fuocherello, sommergono la casa con la schiuma, provocando non solo lo spegnimento del fuoco iniziale, ma anche la morte della persona all’interno dello stabile. La risposta è stata eccessiva e, fuor di metafora, il paziente è morto per l’esagerata risposta infiammatoria, non per la forza della malattia in sé.”

Da cos’è caratterizzato uno stato infiammatorio?

“L’infiammazione è un processo fisiologico, aspecifico e ha lo scopo di risolvere un problema indipendentemente dalla sua natura: l’infiammazione è la prima risposta messa in atto dall’organismo di fronte a qualcosa che non va, che si tratti di un trauma o l’attacco di un patogeno una tantum, o un qualcosa reiterato nel tempo come gli stili di vita (ad esempio l’alimentazione), che favoriscono l’insorgenza di un’infiammazione silente all’origine di molte malattie cronico-degenerative.”

Come mai i pazienti malati di Covid-19 alle volte mettono in atto delle risposte infiammatorie sproporzionate?

“Semplificando potremmo dire che nei soggetti che hanno reagito in modo esagerato erano già presenti degli stati infiammatori cronicizzati e non necessariamente collegati a patologie del sistema respiratorio. Parliamo di quelle condizioni infiammatorie nei soggetti ‘sani’ influenzate dal proprio stile di vita, e quindi dall’alimentazione, dall’esercizio fisico, dalla propria attitudine mentale ad affrontare i problemi, dallo stress (in una parola l’epigenetica), perché è ampiamente dimostrato dalla scienza come l’alimentazione moderna e le problematiche metaboliche ad essa legate (ad esempio le micro-carenze croniche), la sedentarietà, e l’esposizione ad altri stimoli stressanti, siano direttamente collegati agli stati infiammatori di questi soggetti. Tale condizione clinica sembra aver predisposto i pazienti a sviluppare la reazione infiammatoria sproporzionata di cui ti ho parlato poc’anzi. Erano delle pentole a pressione pronte a esplodere. E questo spiega come mai anche le regioni italiane che hanno adottato misure restrittive per arginare la diffusione del virus, oggi si confrontano con dei cluster epidemiologici molto elevati. Qui finalmente arriviamo al punto che per me è fondamentale: che ognuno deve rivedere il suo stile di vita, perché deve tornare ad essere anche una responsabilità del singolo poiché su di lui si fonda anche il benessere della comunità stessa.”

Paura e risposta infiammatoria si possono mettere in relazione? Se sì, in che modo?

“La paura nasce nel momento in cui percepiamo un pericolo. Mentre dal punto di vista psico-emotivo possiamo sviluppare l’emozione della paura (minaccia reale) oppure dell’ansia (minaccia immaginata), dal punto di vista biochimico la risposta è sempre la medesima, ovvero attivazione del sistema nervoso simpatico, cascata neuroendocrina della risposta da stress attacco e fuga (picco di adrenalina, cortisolo, aumento frequenza cardiaca, pressione arteriosa, frequenza respiratoria […], quindi aumento delle attività cataboliche e riduzione delle anaboliche). Se lo stato di ansia o paura si protrae nel tempo si genera nell’organismo uno stato di allert che favorisce il mantenimento di uno stato infiammatorio costante e questo, ricordandoci quanto detto fino adesso, può essere pericoloso anche per il Covid-19.”

Se dovessi fare un veloce appello ai nostri lettori, cosa diresti loro?

“Intervenite sulla vostra vita senza delegare la responsabilità di ciò che accade a qualcuno che non siete voi, perché disponete delle risorse per farcela. Di fatto è quello che propongo con i miei percorsi di coaching: la nostra salute fisica dipende anche da quella psichica, dai legami affettivi che intessiamo con gli altri, dalla nostra realizzazione e libertà personale. Mettere mano a tutto questo sarebbe già fondamentale in una condizione di normalità, acquista poi una rilevanza ancora maggiore in tempi come questi, sia come singoli che come società.”

Ringrazio il Lifestyle Coach Enzo Caviola per aver esplorato con me questa nuova ‘prospettiva’ davvero molto interessante. È bello riscoprire una volta di più quanto potenziale si celi nell’agire umano, quanto possiamo fare la differenza sia per noi stessi che per la comunità in cui viviamo. È possibile mirare a una convivenza col Coronavirus, processo già avvenuto in passato con altre forme virali, dove noi cittadini ci scopriamo parte attiva e non solamente passiva del cambiamento.

Articolo pubblicato su UCT – mensile trentino numero di Dicembre 2020

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